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04/05/2010

Solarolo città libera dalla pubblicità offensiva delle donne e dagli stereotipi femminili

Nella seduta del Consiglio Comunale del 29 aprile, col solo voto della maggioranza è stato approvato l’ordine del giorno presentato dall’Assessora alle Pari Opportunità, Liliana Salvo, che dichiara Solarolo “Comune libero dalla pubblicità che offende la dignità delle donne e dagli stereotipi femminili”, aderendo così alla campagna nazionale dell’UDI “Immagini amiche”. L’assessora esprime rammarico nel rilevare come la minoranza abbia espresso un voto contrario ad un’ordine del giorno che segna un passo di grande civiltà e che colloca Solarolo nell’elenco nazionale dei Comuni che, aderendo all’iniziativa, si fanno paladini di una battaglia per ridare valore alla dignità delle donne, oggi drammaticamente mortificata dai messaggi mediatici che si divulgano attraverso la pubblicità ed altre forme di comunicazione. “Evidentemente – dice Salvo – nel nostro paese esistono diverse “opinioni” riferite al rispetto della dignità della donna. C’è chi “non ha nessun dubbio sulla difesa della dignità umana” ma ha “titubanze” sul testo presentato (consigliere Barnabè) e c’è chi, come il consigliere Zannoni della minoranza, ha sostenuto che “la pubblicità è l’anima del commercio, un po’ di libertà ci vuole”, ponendo al centro il profitto, gli interessi di una società esasperatamente consumista a discapito della persona, a discapito di quei grandi valori che trovano fondamento nella nostra carta costituzionale. Al consigliere - continua la Salvo - sfugge il nesso tra pubblicità e senso comune quando afferma che la violenza sulle donne non ha nulla a che fare con la pubblicità che oggettifica e riduce la donna a mero corpo svuotato della sua identità intesa come capacità di pensare, di sentire, di agire, di esprimere il proprio io, di esprimere semplicemente la sua capacità di essere”. Non sono mancate le solite descrizioni da dolce stilnovo della donna (consigliere Tampieri) che ha chiarito bene che c’è ancora oggi chi vorrebbe decidere del destino e del ruolo delle donne tanto da definire l’odg “un’anacronistico documento femminista degli anni ’70”. “Una minoranza – conclude l’assessora – che è apparsa divisa e che, col suo voto contrario, ha perso una grande occasione”.