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09/05/2010

Perché l'Europa è importante

Quando si parla di Europa, se se ne parla, il pensiero va alla carta geografica del tempo delle scuole medie,dai contorni sfocati, mutevoli e troppo frastagliati da ricordare. Ma oggi, quanto è importante per noi italiani l'Europa? Senza esclusione alcuna, qualunque sia la nostra condizione, le leggi europee riguardano tutti noi, anche se talvolta non lo sappiamo. Il 70% delle leggi italiane derivano da leggi o direttive o proposte che arrivano dall'Europa. Ma chi ce lo dice? Nessuno. O per essere più indulgenti solo poche voci isolate, scollegate e deboli. Il concetto di Europa non travalica i confini, rimane lontano come lontana è Bruxelles, capitale troppo diversa da noi. Quella sensazione di appartenenza, di solidarietà, di coesione che forse fa della vecchia Europa il continente più saggio, rimane a distanza di sicurezza.

Il rischio vero è quello di rimanere indietro, colpevolmente indietro: di rimanere attaccati sempre e solo allo status italiano, aspettandoci trasferimenti statali che non arriveranno mai, risorse che oramai sono finite, attenzioni che saranno disattese. Dobbiamo spostare l'attenzione da mamma Roma a matrigna Europa, che a volte forse può sembrare troppo ligia ai doveri, lontana, ingiusta, ma occorre conoscerla, capire chi è per capire chi siamo noi e essere capaci di approfittare delle opportunità che ci concede. L'Italia è uno dei maggiori contribuenti del bilancio europeo, ma quello che meno riceve indietro dall'Europa. Non perchè i soldi non ci siano o perchè “non ce li vogliano dare” ma perchè o non li chiediamo o perchè se glieli chiediamo lo facciamo male. Non partecipiamo ai bandi comunitari e se lo facciamo i nostri progetti sono scritti male, o incompleti, o anche se si arriva ad aggiudicarsi un finanziamento europeo, molte volte non si spendono i soldi correttamente e l'Europa se li riprende. L'Europa da' a chi se lo merita ed è efficiente, a chi ha buone idee, ma non solo, a chi le sa anche attuare. Perchè “italiano” non sia sinonimo di approsimativo, lasso, caciarone, questo è il momento di reagire, di imparare un senso civico, un atteggiamento che all'inizio sembrerà non appartenerci ma che se non seguiamo ci condannerà a farci da parte. Non si può più vivere di rendita di un passato, oramai trapassato, glorioso e d'esempio. Incredibilmente a Bruxelles è possibile vedere politici di colori diversi sedersi allo stesso tavolo per discutere, studiare un problema, senza sceneggiate e bagarre. Un'utopia per l'Italia, una realtà senza nulla di sensazionale per il Parlamento Europeo. In Italia la burocrazia ci annienta, in Europa se si può immaginare, la burocrazia è ancora più pesante, con una sola differenza: in Europa funziona.

Dico questo perchè a metà aprile sono stata a Bruxelles con un viaggio che è stato la conclusione di un corso di formazione gratuito per giovani amministratori organizzato dal Ministero, l'Università di Roma Tre e il PORE. 150 giovani amministratori locali selezionati in tutta Italia, solo 4 in tutta la regione Emilia Romagna. Questo “master universitario” ci ha dato una formazione globale su tutti gli ambiti che un amministratore dovrebbe conoscere, con particolare rilievo alla prospettiva europea. Bisogna dedicarsi alla nascita di una Cultura Europea, a quel territorio immateriale che costituirà il sogno per i nostri figli. L'Europa è il luogo del nostro futuro dove si impara la capacità di stare nel mondo. Prima lo accetteremo e meglio sapremo risollevarci dalle nostre debolezze. Gli Italiani nei momenti di emergenza sanno essere sorprendenti. E questo è molto europeo.

Tamara Fagnocchi

Assessore alla cultura, sport e politiche giovanili del Comune di Solarolo